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Notizie dal baratro (cioè dal Consiglio Regionale)
13 agosto 2010
IKEA: tasse "estere", lavoratori "tutelati", legno "ecologico" ...CONTRIBUTO PIEMONTESE.
2.500.000 di euro alla FGV che produrrà a Biella i mobili per IKEA. E' questo il contributo a fondo perduto che la Regione girerà all'azienda brianzola che si insedia in Piemonte.
Buone notizie per i piemontesi quindi? Non proprio.


IL LEGNO IKEA - Legno piemontese (o almeno italiano)? Non proprio.


Il legno utilizzato da IKEA proviene da foreste non sfruttate illegalmente (dicono). Attualmente la certificazione più credibile per il "legno sostenibile" è la FSC. Altreconomia ci informa che "Ikea ha una linea di accessori" ..solo una linea? Quindi il resto non è certificato FSC?
Qui in effetti si legge che "E’ normale prassi di IKEA auto-certificare i risultati ambientali ottenuti: le rilevazioni legate all’impatto ambientale sono segretissime. Il problema maggiore rimane la provenienza del legno, che si attesta arrivi  dai boschi dell’Europa dell’Est e della Cina. Solo nel 2005 IKEA ha utilizzato 640mila mc. di legno di “provenienza ignota”, non controllato. Per l’Environmental Investigation Agency (gruppo internazionale indipendente che conduce inchieste sui reati ambientali) Ikea, soprattutto in Cina, continua a usare legno tagliato illegalmente".
Negli Stati Uniti la normativa sancisce che tutte le importazioni di legname debbano essere accompagnate da una chiara dichiarazione di origine. Ikea ha dichiarato a voce alta: “Non è realistico riuscire a garantire la rintracciabilità  di questo prodotto lungo l’intera catena di fornitura”. Il primo Giugno 2009 arriva poi  l’inchiesta “Amazzonia che macello!” di Greenpeace che denuncia che i divani in pelle IKEA vengono prodotti con gli allevamenti illegali  di bovini (vedi anche l'interessante articolo sul blog di BeppeGrillo).


LE TASSE IKEA  - tasse piemontesi  (o almeno italiane)? Non proprio.

L'azienda (svedese) ha costruito una ragnatela societaria apposta per sfruttare meccanismi di “pianificazione fiscale” per pagare meno tasse possibile senza violare la legge, ad esempio spostando le sede legale dei propri interessi in Olanda, dove il regime fiscale è agevolato.
In primis c’è una fondazione no profit che si chiama Stichting Ingka  Foundation ed è stata creata da Ingvar Kamprad (il cui passato filonazista non ci interessa qui approfondire). Questa fondazione non paga le tasse, perché la legge olandese così prevede, e controlla la capogruppo Ingka Holding. Poi c’è una società registrata alle Antille olandesi, la Inter Ikea Holding. Le altre società registrate nel nostro Paese sono Ikea Italia Distribution, Ikea Italia Property e Ikea Trading Services Italy.
Per seguire il filo dei conti di IKEA si deve partire dallo scontrino emesso in uno qualsiasi dei negozi in Italia. In alto c’è scritto il nome della società che lo ha emesso: si chiama Ikea Italia Retail e ha sede a Carugate (MI). È da lì che i nostri soldi iniziano il loro lungo viaggio. Retail fa capo a una holding italiana, IKEA Italia Holding, il cui socio unico è la  holding olandeseIKEA non è una società per azioni quotata in Borsa quindi ha pochi obblighi di trasparenza. Specie a partire da una prima semplice considerazione: tra Retail,  Distribuition e Property - tutte hanno sede a Carugate, come la Holding - ci sono fitti  scambi di beni e servizi, che permettono di spostare voci di bilancio positive dall’Italia all’estero, per ridurre il carico fiscale nel nostro Paese. Questi scambi interni valgono quasi 800 milioni di euro. Dal 2007, informa IKEA, questa struttura è mutata:  Retail acquista direttamente da un’altra società controllata dalla capogruppo dall’estero i mobili, l'olandese Ikea Holding BV. I consulenti in pianificazione fiscale devono aver suggerito ad IKEA una nuova struttura, migliore per “ottimizzare” la pressione nel nostro Paese. D’altronde ormai la lotta tra le imprese multinazionali non si fa sui prezzi ma sulle misure per ridurre le tasse.


POSTI DI LAVORO IKEA - Operai piemontesi? Speriamo di no.


A
riguardo del trattamento salariale, critiche vengono registrate anche nei diversi ambiti sindacali esistenti nei paesi ove IKEA è presente. In Francia si arrivò ad uno sciopero, dopo un anno di trattative infruttuose, in Canada, nella Columbia Britannica le confederazioni dei lavoratori hanno ottenuto,  dopo alcuni scioperi, la modifica di un contratto che sottopagava i lavoratori. Anche in Italia si sono avute manifestazioni a causa di bassi salari, lettere di richiamo  inviate per piccoli ritardi e per le valutazioni dei medici aziendali sulle condizioni cliniche dei singoli lavoratori, talora in contrasto con le certificazioni  dei medici ASL. I lavoratori del negozio Roma Anagnina hanno scioperato nel settembre 2007  denunciando intimidazioni e irregolarità contrattuali.


L' inchiesta della ONG belga Oxfam-Magasins du monde, sul sistema di approvvigionamento del legname, sull’applicazione delle norme  di rispetto ambientale e sulle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti diretti e di quelli dei suoi subappaltatori conclude che gli impegni assunti da IKEA, per quanto lodevoli e concreti, sono insufficienti a garantire soluzioni accettabili per la salvaguardia dell’ambientelavoratori e dei diritti dei .
 



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permalink | inviato da bojafauss il 13/8/2010 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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