Blog: http://bojafauss.ilcannocchiale.it

“…sulla conoscenza da parte di Mario MONTI delle tangenti FIAT rimane perlomeno un ragionevole dubbio“

"Amico personale di Giovanni AGNELLI, nel 1988 Mario MONTI venne chiamato nel Consiglio di amministrazione della Fiat. Anni durissimi, quelli, per la multinazionale dell’auto, scossa dalla battaglia tra Umberto Agnelli, fratello dell’avvocato, e l’amministratore delegato Romiti. Peggio: i bilanci grondavano debiti e perdite. Le irregolarità nei bilanci di quegli anni portarono, in piena Tangentopoli, a un processo conclusosi nel 1997 con la condanna di Romiti, poi revocata nel 2009. Monti, che era anche nel comitato esecutivo dell’azienda, lasciò l’incarico nel 1993." … scrive Vittorio Malagutti sul FattoQuotidiano.

Ma come andarono veramente quei fatti?

 

Lo si può leggere a pag.627 di MANI PULITE – LA VERA STORIA (di Barbacetto, Gomez, Travaglio): Poteva il presidente onorario della FIAT, il senatore a vita Giovanni AGNELLI, non sapere nulla dei fondi neri e delle tangenti del su gruppo? La Procura di Torino si è posta più volte questa domanda, ma non ha ricevuto alcuna notizia di reato né alcuna risposta utile dalle centinaia di testimoni e imputati interrogati (Pomicino avrebbe voluto parlarne fuori verbale ma, quando i pm torinesi gli hanno spiegato che non si può, si è avvalso della facoltà di non rispondere; Craxi ha giurato che di vil denaro si occupava Romiti, mentre l’Avvocato si limitava all’alta strategia). Così la Procura non ha potuto indagarlo. Senonchè il gup Saluzzo, nella sentenza che condanna Romiti e Mattioli, la invita esplicitamente ad aprire un’inchiesta sull’intero Comitato Esecutivo degli anni delle tangenti, e cioè su Giovanni e Umberto Agnelli, Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Sevens e Mario Monti. I cinque vengono dunque inquisiti per falso in bilancio nel maggio 1998. Ma ogni tentativo di approfondire il loro eventuale ruolo nel sistema illecito s’infrange dietro i “non so” e le negazioni di chi potrebbe inguaiarli. Così alla Procura non rimane che chiedere l’archiviazione, in quanto “non esistono sufficienti elementi di prova a carico dei membri del Comitato Esecutivo” e “la mera litote del “non poteva non sapere” pare inadeguata a dimostrare in sede penale la consapevolezza delle falsità”. Il 1° settembre 1998 il gip Paola DE MARIA archivia dunque il fascicolo sull’Avvocato e gli altri quattro, scrivendo che è “storicamente provato che Giovanni AGNELLI avesse mentito agli azionisti nel negare” le tangenti FIAT, ma non è provato che le conoscesse. Anche se sulla conoscenza sua e degli altri quattro rimane perlomeno un “ragionevole dubbio”.  

 

Pubblicato il 17/11/2011 alle 7.48 nella rubrica verba manent.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web